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Un viaggio nella cucina tradizionale giapponese: benvenuti da Shiroya

Cosa ci fa a Roma una ragazza di origini cinesi che ha studiato presso il liceo britannico e si è laureata in inglese alla facoltà di “Politics, Philosophy and Economics” alla LUISS? Apre un ristorante di cucina tradizionale giapponese, mi sembra ovvio! Ma al di là dell’originale percorso di vita di Sabrina Bai, giovanissima imprenditrice innamorata della cultura del Sol Levante, il ristorante Shiroya rappresenta un unicum all’interno dell’offerta gastronomica della Capitale e vi invito davvero a visitarlo. Non fosse altro perché preparano uno dei ramen più buoni che abbia mai assaggiato.

A prescindere dai gusti personali, comunque, Shiroya è una realtà da approfondire, soprattutto perché vuole discostarsi dal concetto di tipico ristorante giapponese per indirizzare i clienti alla scoperta di quella che invece è l’essenza della cucina orientale, delle preparazioni antiche, dei piatti e dei sapori non commerciali.

Shiroya racchiude l’anima di un Paese già dal suo nome, che prende origine dal cognome di Sabrina: infatti, Shiro e Bai utilizzano lo stesso ideogramma anche se con una pronuncia differente. Shiro significa “bianco” e Ya significa “locale, casa”, per cui Shiroya vuol dire “Ristorante Bianco”. Il logo del locale inoltre è un airone con il becco proteso verso l’alto che, nella cultura nipponica, rappresenta longevità, buona fortuna e pace.

Sabrina propone nel suo ristorante piatti freddi e caldi della cucina tradizionale. Dal tamagoyaki (omelette giapponese) alla chasyu (arrosto di maiale con la pancetta arrotolata su sé stessa che viene prima bollita, poi brasata e infine cotta con la salsa di soia), da tonkatsu e chicken katsu (alte cotolette di maiale e di pollo che vengono prima panate e fritte e successivamente messe in pentola con cipolline e salsa katsu) al chawanmushi (un budino di uovo preparato con acqua, funghi e cotto molto lentamente al vapore all’interno della ceramica stessa in cui viene servito), fino ai classici gyoza (tipici ravioli fatti a mano con pollo o maiale o verdure miste) e ovviamente al sushi, preparato da un sushi chef arrivato appositamente dal Giappone, geloso delle sue ricette e maniacale nelle preparazioni.

Ecco dunque in menù i vari nigiri, uramaki, hosomaki e sashimi, quest’ultimo realizzato con salmone, tonno, sgombro, polipo e ventresca di tonno. Arriviamo al mio capitolo preferito: Ramen. Da Shiroya potrete assaggiare miso ramen (vegetariano), shoyu ramen (fatto con brodo di carne cotto per 12 ore con tutte le carni e le verdure), kaisen ramen (un Ramen al sale con un brodo molto delicato realizzato con alghe, pesce, calamari, capasanta, calamari, polpette di pesce) e yasai ramen (brodo di verdure guarnito con verdure miste). Delizie preparate fresche ogni giorno, seguendo solo le ricette autentiche della tradizione e basate sui princìpi della cultura giapponese: rispetto dei tempi, equilibrio e rispetto dei sapori popolari.

Potete trovare Shiroya a 2 passi da Campo de’ Fiori e Piazza Navona, in Via dei Baullari 147/A, proprio di fronte al Museo di Roma – Palazzo Braschi. Il ristorante di Sabrina Bai è aperto tutti i giorni dalle 11.30 alle 24. Ricordate che dalle 15 alle 18.30 e il lunedì non è disponibile il Sushi. Info allo 06-64760753.

-> IL MENU COMPLETO DI SHIROYA (DA SCARICARE)

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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