Intervista

#Intervista: Tita, “Andare oltre” rimanendo bambine

Esce oggi “Andare oltre” (Prismopaco Records), il debut album di Cristina Malvestiti in arte Tita, lanciato qualche giorno fa dal primo singolo “Bambina“. Conosco Cristina da un paio di anni e l’ho lasciata a fine 2015 in mezzo alla sua amata pittura e a fare la maestra per i suoi adorati bimbi in quel di Bergamo. Tita aveva appena partecipato ad Area Sanremo vincendo con “Stupida la luna” e sembrava che tutto dovesse portarla sul palco dell’Ariston. Le cose sono andate diversamente, ma questi due anni le sono serviti per scrivere il disco che voleva, conoscersi meglio e maturare come persona e come artista. Regalandoci un bellissimo album soul cantato con la sua voce “sporca” e calda, moderna e allo stesso tempo piena di un passato che fa di Tita una “bambina” in tanti sensi, come mi ha raccontato al telefono la scorsa settimana.

tita-andare-oltre-cristina-malvestiti-2018-SMILECristina, ascolti sempre Bob Marley?
Ma certo! Ci sono dei momenti intimi di vita in cui bisogna assolutamente sentirlo. È una cura per l’anima.

Quando ti intervistai per la prima volta, alla fine del 2015, scrissi che sicuramente mancava poco all’uscita del disco d’esordio. E invece sono passati due anni! Mi racconti cos’è successo?
Sono stati anni belli intensi nel senso che il disco, quando parlammo per la prima volta, era già pronto. Però non ero convinta di alcune canzoni, suonavano ancora un po’ troppo lontane rispetto a quello che mi sarebbe piaciuto ascoltare. A quel punto mi sono detta che tanto valeva fare un album intero, visto che le canzoni c’erano e al limite ne avrei dovuta buttare giù solo qualcuna. Poi ho iniziato a lavorare su alcuni brani che avevo già e mi sono presa il tempo per capire che tipo di progetto artistico volevo presentare. Non ho deciso prima di lavorarci due anni, anche se le cose sono andate un po’ lunghe. Ma questo faceva parte di una maturazione sia artistica che personale, per cui mi sono serviti proprio a capire tanti aspetti di quello che mi sarebbe piaciuto fare.

tita-andare-oltre-cristina-malvestiti-2018-COVERE hai tirato fuori un album soul intenso ed elegante, molto nelle tue corde.
Sì, diciamo che come genere è quello a cui mi sento più vicina a livello istintivo. Però ho voluto scendere più a fondo sulle parole, sulle atmosfere musicali. E per farlo, bisogna portare avanti un certo lavoro su sé stessi. Che è durato due anni! Ma alla fine ce l’ho fatta.

L’intesa con Giancarlo Boselli, il produttore, com’è andata?
È stato bello e anche strano, perché comunque è stata la prima volta che lavoravo così seriamente a un disco. Ma mi è piaciuto molto anche perché a un certo punto ho iniziato a non mandargli più reference musicali, ma fotografie di quadri oppure gli dicevo cose che sognavo. Quindi c’è stata un’intesa proprio a livello spirituale e creativo! Tanto lavoro è stato fatto come uno scambio di dipinti, di racconti, di sogni. Molto particolare. Per cui anche con lui ho dovuto lasciarmi andare, farmi conoscere di più.

tita-andare-oltre-cristina-malvestiti-2018-FRONTALHai tirato fuori la pittura, quindi non posso non chiederti perché nelle note di presentazione del disco a un certo punto si legge: “I pennelli ormai li tengo sopra il piano”. Hai davvero smesso di dipingere oppure cosa volevi dire?
Assolutamente no! I pennelli li ho lasciati sopra il piano nel senso che adesso non li uso più per dipingere ma dipingo direttamente col colore sulle mani, molto più diretto. 

Quindi in realtà di pittura ce n’è parecchia, nel disco.
Sì sì! Cioè non c’è tanto la cosa che ogni canzone rappresenta un dipinto, però tutto quello che ho vissuto, sognato o che mi è capitato in questi due anni è entrato in un qualche modo nell’album anche attraverso i disegni. La musica è una cosa e l’arte è un’altra, ma alla fine si incontravano sempre.

29541160_598146310536908_1467142922620350180_n“Bambina” è il primo singolo uscito che mi ha fatto pensare a una piccola, possibile contraddizione rispetto al titolo del disco “Andare oltre”. Andare oltre in che senso? Guardando indietro oppure guardandosi dentro?
Di sicuro guardandosi dentro. Ho scelto questa canzone come primo singolo perché è stata l’ultima canzone che ho scritto e anche quella che proprio non voleva uscire. Avevo il titolo, avevo delle parti ma non riuscivo a chiuderla. E alla fine ho deciso per questa perché rappresenta il ritrovamento di alcune parti di sé, anche dopo tanti anni, che si perdono. Sono i “pezzi” che i bambini invece hanno ancora, per cui sentire di nuovo la speranza di quando sei piccolina o cose così mi hanno convinta che poteva essere la canzone giusta. E poi anche perché mia nonna si chiamava proprio Bambina! Un nome stranissimo, lo so. Un’altra cosa che ha aiutato la chiusura del pezzo.

Come mai la cover di “Ho in mente te”?
Perché mi piace tutto quel genere musicale italiano di quegli anni e mi sarebbe proprio piaciuto come esperimento prendere una canzone che stava comunque in un certo mondo e portarla all’estremo da un’altra parte. In questo modo ho cercato di dare molta più importanza al testo, che prende un peso del tutto differente. Il pezzo mi è sempre piaciuto per cui mi sono detta “proviamo a rigirarla un po’”.

20863220_821874251327342_1628579063434135284_oE invece “Stupida la luna” non l’hai inserita.
Ma sai che in verità quella canzone io non è che la ami tanto! (ride) E i bambini invece mi chiedono sempre di fargli vedere il video, di cantargliela… Comunque rappresenta un bel momento in cui ho capito un sacco di cose con l’esperienza di Area Sanremo. E poi dal vivo la faccio ancora e lì mi piace anche. Però nel disco no, sono passati anche due anni e io la sentivo “vecchia” e ho detto basta. 

Parlando proprio di Sanremo, hai ancora il sogno di poterci cantare dopo averlo mancato per pochissimo?
Io ci riproverei, ma in maniera diversa. Andrei meno per vedere come va. La volta in cui ci ho provato è andata bene però l’ho presa senza troppa consapevolezza. Riprovarci adesso avrebbe sicuramente molto più senso. Resta sempre un palco importante della musica italiana e arrivarci sarebbe un bellissimo momento. Però sono contenta, adesso, di non esserci andata, sai? Perché probabilmente non avrei combinato un granché. Mentre andarci adesso, con una consapevolezza differente, magari me la giocherei meglio!

Citandoti: “A che distanza sei da quello che sei?”
Sono abbastanza vicina. Credo (ride). Penso di aver capito che persona voglio essere nel mondo, quindi cerco di comportarmi come la persona che sento di essere. Soprattutto per riuscire a fare qualcosa di buono. È bello essere delle belle persone, però bisogna trovare il modo per “fare”. Mi piacerebbe pensare un giorno, quando sarò vecchia e riguarderò a tutto quello che ho cercato di fare e ho fatto, di aver lasciato qualcosa a qualcuno. Anche proprio a livello sociale, ecco. Provare a fare qualcosa di importante.

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The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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